'); } // -->
![]() |
Ernesto Neto |
L’artista brasiliano Ernesto Neto (Rio de Janeiro 1964), figura carismatica contemporanea, sta conseguendo molto successo a livello internazionale.
Tra le sue esposizioni ricordiamo quella alla Biennale di Venezia del 2001. Qui egli presenta due tipi di opere; la prima dal titolo “L’animale”, la seconda consiste in una serie di ambienti dal titolo “Le navi”.
Neto, in un intervista spiega, “C’è un rapporto molto forte tra me e l’ambiente in cui opero, che influisce profondamente su quello che faccio…un po’ come il camaleonte…la pelle si trasforma rispondendo alle sollecitazioni dello spazio”. L’animale è un’installazione creata in un ambiente dal soffitto molto alto da cui pendono delle lunghe sacche di lycra trasparenti, sospese da terra e ricolme di spezie profumate . Lo spettatore s’immerge in quest’ambiente, quasi surreale, annusa l’odore delle spezie, dalla curcuma, al curry, dai chiodi di garofano, allo zafferano e al pepe. Queste traspirano tutto intorno e formano delle macchie di colore sul pavimento; gialle, nere, viola, arancioni. I visitatori si rendono attivi attorno all’opera; passano sotto quest’enorme ventre, anusano e beano il loro tatto toccando la morbida lycra che a sua volta risponde con contrazioni elastiche. Caratteristica del suo lavoro è proprio il coinvolgere fisicamente lo spettatore, cercare di eccitarne il comportamento mediante stimoli sensoriali e istintuali, passionali e ingenui. Questo stuzzicante approccio ha origine dalla convinzione che l’arte possa apportare propositi positivi e curativi all’individuo e alla società. La scelta di lavorare con le spezie, macinate fino all’incorporeità, non è casuale, visto che Venezia per secoli ha vissuto con il loro commercio. Esse divengono, nell’installazione, inafferrabili come i colori o i profumi o i suoni. Nella serie di ambienti “Le navi”si può notare un’atmosfera giocosa, dopo essersi tolto le scarpe, il visitatore oltrepassa la soglia e penetra all’interno di un mondo ovattato, realizzato con pareti elastiche e con un pavimento imbottito da pallini di polistirolo in cui sprofondare. Tutto sembra possibile: gettarvisi, riposare, fotografare gli amici; si divertono molto i bambini che scorazzano liberi tra le suggestive installazioni. La membrana di lycra, avvolge il visitatore quasi proteggendolo e rimandandolo al ricordo del ventre materno, questa sensazione è accentuata dal color carne della lycra, che amplifica la sensazione di trovarsi all’interno di un organismo vivente. Tali opere vanno interpretate come spazi di riflessione, rifuggi dal caos esterno, luoghi accoglienti in cui trovare pace, quasi la rassicurazione alla precarietà della vita contemporanea. Neto spera “in un arte meno perversa e più sensuale, un’arte che da sola ci riunisca in una sorte di luogo spirituale dove si possa respirare un’idea di infinito, di totalità, dove sia in grado di avere una continuità tra noi e l’universo”. Un’arte che ci aiuti ad interagire con il prossimo, che ci faccia accogliere le differenze come scambio e non come limiti. E’ molto importante vedere come la scelta ben meditata di alcuni materiali fa in modo che siano egli stessi a creare degli effetti sorprendenti. La lycra con il suo aspetto sinuoso si sposa benissimo con il colore delle spezie e il loro profumo.
|